Icelandic snowy landscape
Reportage di Viaggio 21 Ottobre 2025

Tracce nelle nevi d'Islanda

Un diario di viaggio tecnico tra i vulcani e i fiordi del Nord, per celebrare il 45° anniversario della nostra scuola.

Un viaggio della Scuola di Sci Alpinismo Città di Trieste per il suo 45° anniversario.

45 anni dalla fondazione della Scuola di Sci Alpinismo Città di Trieste avvenuta nel lontano 1978. 45 anni di attività didattica che hanno visto istruttori ed istruttrici delle due sezioni cittadine, a non solo, formare allievi e allieve alla cultura della sicurezza e del rispetto dell’ambiente alpino innevato, con gli sci e le pelli di foca ai piedi.

Per alcuni istruttori e qualcosa di consueto celebrare questi importanti anniversari con un viaggio particolare, mentre per coloro che sono entrati da poco nella Scuola è qualcosa di completamente inedito. In entrambi i casi si tratta di qualcosa di speciale, che ha l’obiettivo di consolidare i legami tra gli istruttori, praticando lo scialpinismo in contesti diversi da quelli che ben conosciamo, come le montagne ed i climi alpini e senza l’ansia dei corsi.

Ebbene, tra le varie possibilità meteo contemplate, la scelta ricade sull’Islanda che fin da subito, anche nelle ricerche preparatorie al viaggio, appare come un luogo dove le forze della natura, il vento, la neve e il ghiaccio si mescolano al magma creando un’isola fuori dal comune in cui è possibile ammirare e toccare con mano diversi fenomeni che ci fanno percepire di camminare su un pianeta vivo.

Qui è possibile nuotare nell’acqua gelida in una frattura tra la placca americana e quella euroasiatica che si allontanano spinta dalle dorsali medio atlantiche, una catena di vulcani sottomarini che ininterrottamente eruttano magma creando nuova crosta oceanica a un ritmo di 2 cm all’anno, 2 metri ogni cento anni, 20 metri ogni mille anni. Tra un milione di anni l’isola sarà più larga di 20 km, tra 200 milioni sarà lunga come il Cile.

Paesaggio vulcanico innevato
Contrasti cromatici tra roccia vulcanica e ghiaccio artico.

La dorsale passa al centro dell’isola, per poi dividersi in due rami evidenziati dalla presenza dei vulcani. Questo sistema di vulcani è il motore che muovono le placche terrestri. È qui che si generano gli sforzi che verranno liberati con i terremoti, che in Islanda non sono forti, ma piccoli e costanti.

Ma per “fare” l’Islanda non è bastata la dorsale medio atlantica ma si è aggiunta una risalita di magma dal mantello, da 900 km di profondità, un Hot Spot. L’insieme combinato di questi due fenomeni genera una quantità di magma tale da far emergere l’isola con un processo simile a quello che ha generato le Hawaii. Negli ultimi 300 anni l’Islanda ha prodotto un terzo della lava globale.

I monti e i vulcani non hanno la caratteristica di raggiungere altitudini elevatissime ma affondano i loro piedi nel mare, venendo spesso ricoperti da ghiacciai che, mescolati con i paesaggi marini, creano un panorama assolutamente unico e particolare ai nostri occhi, un paesaggio che evocano in noi sensazioni esotiche con quelli alpini, passando attraverso quelli introspettivi delle disabitate e sterminate steppe dell’interno. Per noi scialpinisti, tali caratteristiche danno la possibilità di calzare gli sci proprio dal mare e raggiungere vette che dominano i fiordi innevati dell’Oceano Artico.

Un altro aspetto importante da tenere in considerazione è che “l’estrema imprevedibilità delle condizioni atmosferiche, riduce l’uomo a un’ubbidienza allarmante: l’Islanda educa al rinvio e al cambio di programma, abitua in faccia ai suoi abitanti la mutevolezza delle variabili tempo. Qui le ore possono essere concise, rutilanti o luttuose, a piedi del resto morta e finita di chiesa, il fuoco e caducità, 2016). Queste parole saranno il mantra che ci accompagneranno nel nostro viaggio attraverso una terra meravigliosa, sferzata da forti tempeste di neve alternate a schiarite ricche di luce.

In tutto saremo 25 tra istruttori e istruttrici, con un primo gruppo che prevede la permanenza di due settimane con in programma salite a varie cime lungo il periplo dell’isola, mentre un secondo gruppo raggiungerà Olafsfjörður, nella Penisola dei Troll per un soggiorno di nove giornate.

Il viaggio inizia da Trieste, in macchina, con prima tappa Monaco di Baviera dove ci imbarcheremo su un aereo che ci porterà a Reykjavik. L’eccitazione è evidente, tra battute e preoccupazioni relative al peso dei bagagli speciali, ed alla possibilità o meno di trasportare qualche provvista alimentare nascosta all’interno degli scarponi.

Attrezzatura tecnica Panorama artico

Una volta atterrati e ritirati gli automezzi, iniziamo il “viaggio” in direzione dello Snæfellsjökull, il vulcano dal cui cratere inizia il “viaggio al centro della terra” di Jules Verne, nonché il nostro primo obiettivo scialpinistico islandese. La mattina però, svegliati di buon ora e messe le pelli agli sci, sentiamo per la prima volta il mordente islandese: sopra di noi entriamo nell’atmosfera islandese. Il meteo che dai previsioni sembrava inizialmente favorevole, risulta decisamente peggiorato, con nevicate accompagnate da forti raffiche di vento. Non del tutto convinti decidiamo comunque di tentare l’avvicinamento in macchina ma la strada chiusa a molti chilometri dalla meta, ci fa rinunciare alla salita e ci diretto verso Grundarfjörður. Il viaggio ci regala delle emozioni uniche, dove vediamo per la prima volta paesaggi così sterminati quanto sferzati da un clima duro ed intenso, che fa sentire tutta la sua potenza: siamo in un luogo si aspro e duro, ma pieno ed incantato, da tenerci fassi con lo sguardo fuori dal finestrino.

Raggiunto Grundarfjörður, centro abitato sulla costa nella penisola di Snæfellsnes posto al termine dell’omonimo fiordo, forti della tanta voglia di mettere gli sci e dell’attenuarsi del vento e della nevicata, optiamo per una gita di ripiego per “assaggiare” la neve islandese. Partendo dal parcheggio delle celebre cascata Kirkjufellsfoss (20 metri), ai piedi del noto monte a forma di chiesa, il Kirkjufell (463 m), che domina il Grundarfjörður, risaliamo un vallone chiamato Skalafell fino ai legni a quota 300 m. La scarsa visibilità ci sconsiglia di proseguire verso la cima, peraltro caratterizzata da pendii ripidi e non sicuri dopo l’abbondante nevicata. La discesa verso il mare, nella neve polverosa, viene premiata da qualche scorcio sul Kirkjufell che svetta nel mezzo del fiordo.

La sera, dopo una delle tante cene conviviali, che caratterizzeranno il nostro viaggio, ci concediamo una passeggiata in un’atmosfera da fiaba sul porto della cittadina di mare con i monti affacciati alle case, con un freddo pungente e con un sorriso fermo sulle labbra, felici per essere comunque riusciti a mettere per la prima volta gli sci sul suolo islandese e fantasticando sulle giornate che ci attendono.

La mattina lasciamo Grundarfjörður e guidiamo nelle prime luci ancora in un sole che diventa sempre più alto. A differenza dei giorni precedenti il cielo è sereno, ma questo non basta per affermare che il meteo sia buono. Soffia un vento impetuoso che sposta enormi quantità di neve che rende difficoltosa la guida e spazzola i versanti delle montagne. Per noi scialpinisti, la visione è perlomeno allarmante. Ci orientano gli stupendi panorami che rapiscono il nostro sguardo: distese di neve, lande deserte, qua e la gruppi di cavalli vicini tra loro in mezzo al bianco spaccato dal sole. Baie, fiordi e tante montagne. Sembra di essere ai confini del mondo.

Verso la fine del pomeriggio, lungo le strade della costa nord della Penisola del Troll, passiamo nel punto più a nord del nostro viaggio, a pochi chilometri dal Circolo polare artico: un susseguirsi di promontori a strapiombo a stretto e profonde baie in cui il mare si spinge nell’isola, i fiordi. In viaggio verso Siglufjörður, teniamo la costa a poche decine di metri dalla strada, con singole case isolate che contrastano con il bianco e il bianco caratterizzanti il paesaggio. Risalire i fiordi della costa nord ha un valore acuto impetuoso e ha una forza magnetica e terrificante allo stesso tempo. Qualcuno di noi avrebbe voluto fare il marinaio artico ma probabilmente solo per andare alla birreria Seagull nella cittadina di Siglufjörður, approdo sicuro per gente di mare e di montagna.

Trovare delle bolle di normalità in queste tempestate cittadine che sembrano abbandonate ma non lo sono, ci stupisce.

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Annotazioni Tecniche

Il diario prosegue analizzando le condizioni del manto nevoso nel Trollaskagi e le strategie di ascesa utilizzate dal gruppo della Scuola Città di Trieste in condizioni di scarsa visibilità e vento artico.